“Ma perché la vita che uno si guadagna deve spenderla a lavorare per guadagnarsi la vita?”
(Mafalda, le striscie dalla 1645 alla 1920)
“Ma perché la vita che uno si guadagna deve spenderla a lavorare per guadagnarsi la vita?”
(Mafalda, le striscie dalla 1645 alla 1920)
Prendo spunto da un volantino che presenta la serie di convegni intitolati “I nuovi piaceri della vita” di Misano Adriatico, per fare una serie di considerazioni. Già da qualche anno stiamo vivendo un periodo di crisi socio economica che colpisce in particolar modo il mondo occidentale, e sostengo sempre più decisamente che non si tratta di una crisi congiunturale, (che in quanto tale è di solito destinata ad esaurirsi prima o poi), ma bensì di una vera e propria crisi di sistema. Nonostante ciò, Leggi l’articolo completo
Interessante trattato di Edmund S. Phelps, questo “Premiare il lavoro” è un libro che contiene una serie di proproste per affrontare quello che al giorno d’oggi è uno dei nostri principali problemi, ovvero quello del lavoro, specie alla luce degli ultimi enormi cambiamenti che sono avvenuti – e stanno tuttora accadendo – nella nostra società post-consumistica. Proviamo a pensare per un istante a cosa succede nei cittadini che si trovino ad avere un lavoro che oltre ad essere magari umile e pesante dia loro anche poco di che vivere (e non voglio in questa sede aprire un dibattito sulla questione dei lavori che nel nostro paese noi Italiani non vogliamo più fare perchè li riteniamo indegni della nostra considerazione…). Ebbene, come possono reagire? Luigi Spaventa, nella sua prefazione al testo, commenta:
“A un basso livello di guadagno relativo aumenta dunque la probabilità che il lavoratore, sfiduciato, socialmente estraneato, privo della possibilità di godimento di molti beni, si rassegni a contare sul welfaresul sostegno della famiglia, sulle attività illegali. Ne deriva degrado e, soprattutto, l’impossibilità di investire tempo e denaro nell’istruzione, e nell’addestramento: chi nasce nel ghetto del basso salario è destinato a restarvi” (pag.VIII)
Se proiettato idealmente nello scenario politico nostrano, Phelps potrebbe essere definito politico di destra, o almeno centro-destra, interessato ai problemi della società che lo circonda, con l’intento di affrontare problematiche che di solito da noi sarebbero viste più addosso ad un personaggio della parte avversa. In effetti occorre riflettere su di un punto specifico: con i fondi che uno Stato ha a disposizione, è meglio finanziare con sussidi di disoccupazione (o altre forme di sostegno) coloro che un lavoro non ce l’hanno più, o cercare prima di tutto di rendere più appetibili i posti di lavoro più umili e magari più incerti? Risposte e proposte non mancano nel presente libro, al punto che le poche righe appena scritte possono solamente mettere la pulce nell’orecchio di quanti desiderino approfondire l’argomento senza preconcetti e con intenti propositivi.