Archivio delle Categorie: LIBRI, Saggistica e qualche romanzo

Questa è l’area più utilizzata, nella quale pubblico le recensioni dei libri che ho letto, anche se le considererei più come “consigli di lettura” piuttosto che altro

Lo stress – La malattia che ci siamo cercati (www.depiliamoci.it)

  La riduzione del tempo dedicato (direttamente o indirettamente) al lavoro retribuito e il conseguente aumento del tempo per la famiglia, per gli amici, per i rapporti sociali, ecc…, unitamente alla minore ricerca di reddito, comportano sicuramente una riduzione dello stress con conseguente beneficio sulla salute.

  ”Se in passato un bimbo Leggi l’articolo completo

DePILiamoci – Roberto Lorusso e Nello De Padova (Prefazione di Maurizio Pallante)

   Chiamatela decrescita, acrescita, o come altro preferite, ma non pensate ad essa come ad una teoria astratta ed utopistica, frutto magari dell’ingegnosa mente di qualche studioso alternativo e un po’ snob, oppure di qualche economista keynesiano pentito. Pensate piuttosto ad un cambio di rotta necessario in questa nostra era post-industriale caratterizzata da uno sfruttamento delle risorse del pianeta in costante e vertiginoso aumento, a causa Liberarsi del PIL suprefluo e vivere felicidel grande aumento della popolazione mondiale sommato all’affermarsi di abitudini di vita e di consumo sempre più dispendiose.

Questo piccolo ed agile libro intitolato “DePILiamoci” ci dimostra che è sufficiente un cambio di idee e d’azioni quotidiane per rompere il circolo vizioso del PIL ed arrivare ad un sistema di vita più umano e meno denaro-dipendente, senza nemmeno incorrere in sacrifici o strappi. Piccoli e virtuosi comportamenti quotidiani che presi singolarmente non sembrano nulla di rivoluzionario, ma nel tempo fanno la loro bella differenza.

“DePILiamoci” – con le sue 70 pagine ricche di esempi concreti ed illustrazioni – va subito al sodo senza dilungarsi, tant’è che lo si può leggere tutto d’un fiato. Dopodiché lo si riutilizza più e più volte rileggendo singoli capitoli che possono tornarci utili a seconda dei casi. Lo si può definire un manuale pratico della decrescita “fai-da-te”, un esperimento di condivisione di idee aperto a tutti, al punto che è stato pure stampato come copyleft, permettendoci quindi di far girare le idee e le proposte in esso contenute e perché no, integrarle con spunti personali.

Guida Galattica per gli autostoppisti – Prefazione

 

“Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. Ad orbitare intorno ad esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianete verdeazzurro, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.
  Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. (…)”

 

(Brano tratto dalla prefazione de “Guida Galattica per gli Autostoppisti” di Douglas Adams, 1979)

L’economia minaccia di rovinarci se non le paghiamo il pizzo (Acrescita.org)

    Occorre ammetterlo, il denaro è stata una delle nostre più grandi invenzioni, il cui concetto ed utilizzo ha permesso un tale sviluppo della nostra società e della nostra economia, nonché un generale miglioramento del nostro tenore di vita che altrimenti non so proprio come avrebbe potuto avvenire (magari perché è l’unica in cui viviamo, ma l’esercizio di immaginare un tipo di economia e società senza denaro mi risulta compito decisamente arduo, per quanto di sicuro potrebbe esserci).
L’utilizzo della moneta ha permesso di passare dal semplice baratto a forme di transazione molto più complesse e su ambiti territoriali più estesi, ha dato impulso all’economia e ha acceso l’inventiva di tante menti brillanti.

   Però… c’è un però.

  Fintanto che il denaro serve (al singolo cittadino come all’impresa o a un’entità pubblica) a comprare o vendere un qualsiasi bene o servizio, tutto va bene. Serve un prestito per effettuare lavori di miglioria? Benissimo. Occorrono fondi per effettuare ricerche tecniche o scientifiche? Perfetto.
Quando invece il denaro  comincia a servire solo per fare altro denaro, allora nascono i problemi, ed anche grossi. Da MEZZO utilizzabile per comprare, vendere o produrre QUALCOSA, finisce con il diventare  il FINE di sé stesso, perdendo l’ originaria connotazione di lubrificante e concime della nostra economia, trasformandosi quasi in un’entità autonoma.
   Ciò porta alla nascita e proliferazione di un’ autentica economia finanziaria (che gli stessi economisti distinguono dalla cosiddetta “economia reale”), che grazie a prodotti e derivati finanziari sempre più spericolati e fantasiosi  ha ormai creato una quantità di denaro virtuale mostruosa fatta alla fin fine di nulla, ma che influisce sempre di più sull’economia vera, quella di tutti i giorni.
Lo stesso ministro Tremonti ha dichiarato che il volume dei derivati è pari a dodici volte e mezzo il PIL del mondo.
Parrebbero a prima vista discorsi esagerati, frutto di ideologie “sinistroidi” e preconfezionate, ma è sotto gli occhi di tutti che la situazione rischia di sfuggirci di mano, se non lo ha già fatto.
Un conto è cercare di investire i propri sudati risparmi per ottenere un gruzzoletto utile negli anni a venire. Una cosa era investire in borsa, quando ancora questa aveva connotazioni umane. Ma al giorno d’oggi si sono veramente persi i limiti, al punto che esistono prodotti finanziari che scommettono sul “default” (fallimento) persino di un intero Stato e tramite azioni di leveraggio finanziario vengono letteralmente moltiplicate e gonfiate somme di denaro. Si possono far passare per buoni crediti che invece sono praticamente inesigibili (vedi mutui subprime), facendoli passare di mano in mano (grazie alle cartolarizzazioni), cosicché ad ogni passaggio si rimescolano le carte. Ma alla fine qualcuno si troverà per forza di cose con il cerino in mano che gli brucerà le dita, se non qualcos’altro.
Il problema di fondo è che alla fine coloro che pagano le conseguenze di queste manovre sempre più enormi, spericolate e ciniche, sono sempre le persone comuni, che magari sanno a malapena cosa è la borsa o la finanza (e io non sono meno ignorante di altri: se ho scritto qualche eresia tecnica non esitate a farmelo sapere e se necessario ad infamarmi).
Per concludere cito il testo di una vignetta apparsa su “Il Venerdì di Repubblica” uscito nel 2008 subito dopo il crollo delle prime banche americane (private), che costrinsero il governo a foraggiarle a forza di vagonate di soldi (questi pubblici):

“L’economia minaccia di rovinarci se non le paghiamo il pizzo”.  

(Articolo pubblicato anche su Acrescita.org)